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La magia dei Farsan Banks
Aeroporto di Jeddah, 9 maggio 2010 ore 1,30.
Sediamo in ordine sparso con le facce stanche e il cuore pesante. Uomini
barbuti dallo sguardo fiero, con la candida galabiyya svolazzante,
incedono sicuri, seguiti da silenziose figure, coperte di impalpabili
veli scuri, che sembrano scivolare lievi sopra il pavimento.
Ermanno non mi aveva avvertita delle
controindicazioni di una crociera in Arabia, mi aveva solo raccomandato
caldamente i Farasan Banks per staccare la spina dall’odiosa routine
lavorativa e rigenerarmi. Non una parola sulla potenza della malia di un
paradiso sommerso e di un mondo proibito e affascinante, capaci di
rendere amaro il ritorno anche quando a casa ad attenderti ci sono gli
affetti più grandi. Ed ora eccomi qui, le valige sparse ai piedi, un
macigno sul cuore e lo stomaco annodato, incapace di mettere la parola
fine a questa incredibile avventura.
Un crociera subacquea in Arabia Saudita non
offre solo la possibilità di esplorare reefs incontaminati di rara (ma
forse è meglio dire unica) bellezza ma anche di assaggiare il fascino di
una terra a lungo proibita all’Occidente, in cui si mescolano la
modernità più sfrenata e le tradizioni più conservatrici, dove sabbie
dorate riempiono il Quarto Vuoto e dove lussureggianti oasi dispensano i
datteri più gustosi del mondo.
All’arrivo, 9 giorni fa, Jaddah ci accoglie
nelle tenebre con lo sfavillio di una distesa infinita di luci colorate
dominata da un incredibile monolite opalescente che si perde nelle
notte: è la fontana più alta del mondo, fluida e inafferrabile
testimonianza della mania di “altezza” che si è impossessata dei Sauditi
(stanno per realizzare anche il grattacielo più alto del mondo).
L’indomani, in tarda mattinata, partiamo
alla volta del mercato che si snoda per le vie della città vecchia,
antico e consumato cuore di Jeddah, dove insieme alla polvere e
all’aroma di spezie si respira la magia di un racconto de Le mille e una
Notte. Splendide eppur cadenti case in stile ottomano, costellate di una
miriade di minuscoli balconi di legno finemente intagliato,
fiancheggiano le strette vie polverose. Noi donne ci sentiamo sciogliere
nell’abaya nera e accogliamo come una benedizione la lieve brezza che si
insinua sotto le vesti, quando dalla sommità della Casa dell’Albero
(l’antica dimora del Governatore della città) lasciamo vagare lo sguardo
sopra la distesa di tetti coperti da parabole.
Nel mercato del pesce, invece, trasaliamo
dall’orrore nel vedere la mattanza di squali (anche martello), pesci
pappagallo, cernie, napoleoni, buffalo, razze e la voglia di vederli
vivi e vegeti, immersi nel loro elemento naturale, ci sconquassa
prepotente.
Percorriamo veloci la striscia di asfalto
che solca il nulla color ocra e oro per giungere al porto di Al Lith e
la bianca Suzanna, ma dovremo aspettare ancora una notte, colma di dolci
promesse, prima di entrare nel paradiso sommerso. L’attesa, verrà
ampiamente compensata fin dalle prime ore del giorno. La colazione viene
infatti interrotta dall’avvistamento di una balenottera, che per qualche
minuto ci delizia con l’eleganza delle sue movenze misurate e lente, la
possenza del suo corpo bruno e la profondità del suo respiro. Non
abbiamo tempo di riprenderci dallo stupore che altre ben note pinne
fendono l’acqua: due superbi quanto pacifici squali balena stanno
banchettando vicino alla barca. Ci tuffiamo in acqua con maschere e
pinne e per oltre un ora li osserviamo inseguire invisibili scie di
plancton. Poi dal blu, con lenti colpi di “ali”, sale una grossa manta,
si esibisce maestosa in una capovolta all’indietro, offrendoci il ventre
ampio e chiaro, le grandi fessure branchiali e i caratteristici lobi
cefalici e quindi, con l’intenzionale grazia di una diva in passerella,
torna a inabissarsi fluttuando elegante verso il blu. Quando riprendiamo
la navigazione (ovviamente in stato di trance) altri tre squali balena
affiancano la Suzanna per consegnarci infine alle allegre piroette delle
stenelle. Durante la prima “vera” immersione della crociera (dopo la
check dive), presso la punta nord del pianoro di Dohra incontriamo
alcuni squali martello, tre dei quali sfilano lentamente davanti a noi
incuranti della nostra presenza. La giornata si conclude con una
piacevole notturna presso le bellissime pareti dell’isola di Mar Mar,
incrostate di coralli d’ogni foggia, decorati, per l’occasione, dai
capricciosi riccioli delle stelle gorgone (Astroboa nuda), che
abbarbicate a coralli e spugne protendono le esili braccia
nell’oscurità. Una tartaruga, forse diretta all’isola per deporre le
uova, avanza leggiadra nel buio intercettando il fascio luminoso delle
nostre torce. Non c’è che dire, l’inizio della vacanza è stato quasi
surreale per la quantità di emozioni regalate! Nemmeno nelle fantasie
più ardite ho mai osato sognare tanti incontri ravvicinati e per giunta
nell’arco di poche ore! Ma lo stupore continuerà a crescere giorno dopo
giorno, non solo per i continui e fortuiti avvistamenti di grossi
pelagici, ma anche per la straordinaria ricchezza e morfologia dei
giardini di corallo, sopra i quali smaltiamo deco e soste di sicurezza.
Fluttuiamo sospesi nella beata solitudine di un mare incontaminato, che
immersione dopo immersione ci regala scorci di sorprendente bellezza. I
pianori sommersi sono caratterizzati dalla curiosa presenza di una
cintura di corallo alta diversi metri brulicante di vita e di colori. Il
frenetico andirivieni dei pesci di barriera, cui si contrappone
l’indolenza di nudibranchi dalle forme e cromìe più disparate, ci fa
perdere la cognizione del tempo, rendendo sempre più difficile chiudere
l’immersione. Scivoliamo fra sciami di glassfish e nuvole di anthias,
spiamo piccoli pinna bianca e trigoni nascosti sotto enormi acropore
tabulari, inseguiamo i placidi napoleoni e pappagalli rinoceronte (Bolbometapon
muricatus) nei quieti pascolamenti sopra superbe distese madreporiche.
Di tanto in tanto tartarughe temerarie o, al contrario, estremamente
pavide ci omaggiano della loro compagnia (una aggredirà gli obiettivi
delle fotocamere regalando scatti da premio), mentre squali seta e pinna
bianca pattugliano vigili il drop off. Grossi carangidi e tonni saettano
qua e là mentre vortici di barracuda salgono turbinando da blu.
Frequentemente avvistiamo squali martello sebbene siano per lo più
fugaci apparizioni, spesso evanescenti ombre che affiorano e si
dissolvono nell’oscurità.
Nella magia di una selva di corallo nero che
ricopre le pareti di Choppy, scivoliamo incantati fra coloratissime
colate di spugne e ascidie coloniali che penzolano dagli esili rami come
panni stesi ad asciugare. Aguzzando la vista, fra l’intrico delle
ramificazioni è possibile scorgere i piccoli pesci falco dal muso lungo
(Oxycirrhites typus). Pascolando lungo il pianoro di Gorgonia Reef,
letteralmente ricoperto di corallo uva e di frotte di fucilieri,
giungiamo sino ad una foresta di gorgonie di spropositate dimensioni che
ricoprono il ciglio e la caduta perdendosi nel blu. I ventagli hanno
dimensioni veramente impressionanti. Presso il reef di Fantasy, la
Disneyland subacquea, giochiamo a nascondino nel labirinto di torri
coralline avvolte da nuvole di irrequieti pesci technicolor.
Anche la vita sopra la superficie del mare
regala sorprese ed emozioni: di tanto in tanto sbarchiamo su minuscole
isole, poco più che candide lingue di sabbia affioranti dalle acque
cristalline, tinte d’ogni sfumatura del turchese. Fra la rada ed irta
vegetazione alofila, troviamo nidi di sula, dove buffi pulcini, simili a
grossi batuffoli di cotone, cercano protezione fra le ali dei genitori
vigili. Incontriamo anche una famigliola di falchi pescatori che
troneggiano fieri sopra l’enorme nido di sterpi rinsecchite e sbiancate.
La sabbia, dal bagnasciuga sino ai cespugli, è solcata dalle tracce
delle tartarughe venute a deporre le uova nelle calde notti punteggiate
da un’infinità di stelle che sembrano tuffarsi nel mare.
Purtroppo i giorni trascorrono veloci e
arriva il temuto momento del commiato dal Mare, che, in accordo con
l’andamento dell’intera crociera, sarà sorprendente quanto il benvenuto.
Nella chiara luce del primo mattino, con i sensi ancora intorpiditi dal
sonno ci lasciamo scivolare nel blu e, con lo sguardo, iniziamo a
pattugliare speranzosi il buio sotto di noi. Ad un tratto inconfondibili
sagome si staccano dall’oscurità e prendono a fluttuare fra ombra e
luce. Mi lascio cadere verso di loro ipnotizzata dall’eleganza delle
movenze e quando finalmente raggiungo il branco, una dozzina di martelli
in formazione compatta, mi trovo sospesa nella felicità liquida. Li
osservo trasognata, sopraffatta dalla gioia e dalla gratitudine: ma
quanto è bello questo Mare! Non vorrei più risalire, la magia di queste
straordinarie creature è troppo forte da spezzare, ma haime, non ho le
branchie……
E così eccomi qui, seduta imbronciata senza
alcuna voglia di partire. Osservo i miei compagni, del medesimo umore e
un’onda di affetto e riconoscenza mi travolge, strappandomi finalmente
un sorriso.
Grazie Riki, amico e mentore che ancora
sopporti di avermi fra le pinne!
Grazie Danilo e Massimo per averci
sapientemente guidati alla scoperta di questo incredibile paradiso
sommerso!
Grazie meraviglioso equipaggio della Suzanna,
sopravvivere senza le vostre coccole sarà dura!
E, soprattutto, grazie impareggiabili
Compagni di Avventura, che avete reso così serena e divertente la
convivenza sopra e sotto l’acqua! Senza di voi non sarebbe stata la
stessa cosa!
Arrivederci Arabia! |